L’ego ©, 2009

L’Ego©

Dal 7 maggio al 20 giugno 2009 / from 7 May to 20 June 2009

a cura di / curated by Ivan Quaroni

Fabbrica Eos, Milan

 

Oggi è diventato più che mai importante distinguere tra scultura e installazione, due ambiti che hanno in comune solo il dominio operativo, ovvero lo spazio tridimensionale, ma che per il resto divergono sotto molti aspetti. A differenza dell’installazione, che può essere costruita anche attraverso materiale di recupero e con l’aggiunta di componenti tecnologiche o multimediali, la scultura conserva un carattere essenzialmente, mi si passi il termine, “artigianale”.
Voglio dire che essa attiene all’arte dello “scolpire”, che è capacità di formare, d’incidere o d’imprimere figure a rilievo utilizzando qualsiasi materia. Sembra una precisazione inutile, ma non lo è, dal momento che oggi, proprio in Italia, si assiste nell’ambito della giovane scultura ad un rinnovato interesse verso la pratica, verso il “lavoro”, ma con un atteggiamento tutt’altro che tradizionalista, che abbraccia non solo l’impiego di materiali e tecniche nuove, ma anche l’inclusione di temi iconografici a cui le nuove generazioni sono più sensibili. Matteo Negri appartiene alla schiera di coloro che indagano la scultura con un approccio morfologico nei confronti della realtà, cercando di riprodurre la complessità del reale senza cadere nel virtuosismo mimetico. A Negri interessa il potenziale comunicativo delle strutture, dei pattern, delle texture, delle geometrie che sprigionano dalle forme degli oggetti. Si tratti del motore di una vecchia Guzzi o di rottami industriali recuperati nelle discariche della periferia milanese, di mine subacquee oppure di mattoncini Lego, qualsiasi oggetto può diventare evocativo se quello che si cerca è il segreto della forma, la grammatica muta delle cose. Un linguaggio che può prendere vita solo attraverso il gioco della creazione. Nel lavoro di Matteo Negri c’è sempre stata una particolare cura tecnica, un’attenzione al modus operandi, inteso come possibilità concreta di sfidare (e vincere) la resistenza delle cose e, al contempo, una capacità di trascendere l’evidenza, la loro stessa evidenza, per suggerire immagini o significati ulteriori.

 

Today more than ever it has become important to distinguish between sculpture and installation, two aspects that only have in common the operating dominion that is the three-dimensional space, which apart from the rest are united under many aspects. Different from the installation that can also be built from recuperated materials and the addition of technological or multimedia components, sculptures conserve an essential artisan character. I mean to say that it concerns the art of sculpting which has the capacity to shape, etch or impress figures in relief using any available material. It may seem like a useless specification, but it’s not, from the moment that today in Italy in the environment of the young sculptors there is renewed interest towards sculpting with non traditional attitudes. It embraces not only the use of new materials and techniques but also the inclusion of iconographic themes which the new generations are more sensitive to. Matteo Negri belongs to the ranks of those who probe sculpture with a morphological approach in comparison with reality, searching to reproduce the complexity of what is real without falling into a mimetic virtuosity. Negri is interested in the communicative potential of the structures, patterns, textures, geometries which are released from the forms of the objects. It is a motor of an old Guzzi motor or industrial scraps taken from dumps of the outskirts of Milan, of underwater mines or Lego blocks, any object can become evocative if what one is searching for is the secret of the form, the silent grammar of the things; a language which can live only through the act of its creation. In the work of Matteo Negri there has always been particular technical attention, a modus operandi attention, intended as the concrete possibility to challenge (and win) the resistance of the things and, at the same time, the ability to transcend the evidence of their own evidence, to suggest images or further meanings.

testo di /text by Ivan Quaroni