Multiplicity, 2015

Vista dell’installazione / installaton view

Vista dell’installazione / installaton view

“Kamigami box” ferro cromato, legno e specchio, misure diverse/ chromed iron, wood and mirror, different dimenison

Installazione di “Kamigami box / rose” e “Shadows of black” / “Kamigami box / rose” and “Shadows of black” ‘s installaton

“Shadows of black” stampa flatbed su alluminio e tecnica mista, cm 100 x 80 x 6 / print flatbed on aluminium and mixed technique, cm 100 x 80 x 6  

 

 

Multiplicity

Dal 2 al 29 dicembre 2015 / from 2 to 5 December 2015

A cura di / curated by Ivan Quaroni

Piazza Gae Aulenti, Milano / Milan

 

Matteo Negri appartiene ad una generazione di artisti esteticamente post-ideologica, cui le categorie figurative ed astratte devono apparire vecchie e fruste. E, in effetti, nel suo lavoro, suggestioni iconiche e aniconiche s’intrecciano e si alternano senza soluzione di continuità. Con spirito di détournement, insieme ludico e analitico, ad esempio Negri ha trasformato il celebre lingotto danese LEGO in un lemma plastico funzionale, un modulo che gli consente di articolare un’ampia gamma di applicazioni, in una varietà di materiali che vanno dalla plastica al metallo, dalla resina alla ceramica. In mostra, i lavori “Kamigami box” rappresentano l’ultima evoluzione in chiave sperimentale di questo concetto e introducono, rispetto alle formulazioni precedenti, un nuovo schema percettivo, dove il modello compositivo ispirato alle strutture ortogonali di Piet Mondrian è replicato all’infinito attraverso l’inserzione di pareti specchianti. Recuperando, concettualmente, un termine della lingua giapponese (Kamigami) che indica la divinità (o lo spirito) nelle sue accezioni di pluralità, ripetizione, infinitezza, Matteo Negri perviene a un modello di rappresentazione iterativa che ricorda i diagrammi mantraici e mandalici o le geometrie replicative dei frattali. Un esempio sono le stampe di foto scattate con una macchina Polaroid all’interno dei “Kamigami box”, che poi vengono digitalmente rielaborate attraverso la reduplicazione simmetrica dei soggetti. Tutte le fotografie sono stampate su supporti di alluminio per riprodurre la qualità luministica delle superfici specchianti dei cubi. Negri usa un processo di stampa che esclude il bianco e che, quindi, radicalizza i contrasti cromatici, così da intervenire pittoricamente su ogni foto con colori solitamente usati per dipingere lastre e oggetti di vetro. I colori per vetro, posti a contatto con la lastra metallica, esasperano gli effetti di luce, senza peraltro alterare la struttura dell’immagine, che continua a dare l’impressione di un paesaggio urbano caleidoscopico e moltiplicato.

Matteo Negri belongs to an aesthetically post-ideological generation. These categories appear old and thrashed to him. Indeed, he interchanges and mixes iconic and aniconic sources of inspiration.Animated by detournement spirit and supported by an analytical vision, Negri transformed the famous Danish brick LEGO into a functional plastic lemma. This module allows him to build a wide selection of combinations, using many different textures such as plastic, metal, resin and ceramic. The exposed Kamigami box works represent the newest experimental evolution of this concept. Differently from the past, a new perceptive scheme is introduced here. The model, inspired by Piet Mondrian’s orthogonal structures, is repeated an infinity of times, thanks to the use of mirroring walls. Using the Japanese word (Kamigami) for divinity or spirit in its own meaning as plurality, repetition, infinity, Matteo Negri builds a model of iterative representation, similar to Mantra, Mandalic diagrams or the Frattal geometries. Some of these images can be found in the bidimensional pictures: Polaroid photo prints inside the Kamigami box are then re-worked in a digital way through the symmetrical reproduction of the images. All photographs are printed on aluminium supports to enhance the brighting quality of the cubes’ mirroring surfaces. Though, Negri excludes the white colour from the printing process to polarize the chromatic contrasts. He paints on the photos with colours used for objects and surfaces made by glass. These colours are applied on metal sheets and intensify the light effects, without modifying the image’s structure. It does still give the impression of a kaleidoscopic and multplied urban landscape, but it’s got nothing to share with the playful and childish atmosphere inside the boxes.

 

In collaborazione con / in collaboration with ABC-ARTE, Genova