Piccolo paesaggio, 2006

Vista dell’installazione / installato view

“Bombs” particolare, ceramica e cristalline, dimensioni variabili / details, ceramic and crystalline, different dimensions

“Bombs” particolare, ceramica e cristalline, dimensioni variabili / details, ceramic and crystalline, different dimensions

“Bombs” particolare, ceramica e cristalline, dimensioni variabili / details, ceramic and crystalline, different dimensions

“Red Bombs” particolare, ceramica e cristalline, dimensioni variabili / details, ceramic and crystalline, different dimensions

 

 

 

Piccolo paesaggio

Dal 8 febbraio al 18 marzo 2006 / from 8 February to 18 March 2006

A cura di / curated by Giovanni Agosti

Galleria Obraz, Milan

 

[…] Nel 2005 Matteo ha lavorato tanto con la terracotta, intorno a delle forme sferiche che sono – nell’immagine di partenza – bombe e mine sottomarine. Le ha presentate intere e spaccate, da sole, in gruppo, per terra, per aria, con la luce dentro, con la luce fuori, su uno strato di terra battuta o tra nuvole di polvere rossa: persino su delle amatissime spugne Ghidoli, color arancione. Niente ricerca di volumi puri, di gesti assoluti: piuttosto figure investite con insistenza, grondanti di tono dall’interno e dall’esterno. A un certo punto, in autunno, sono venute fuori – dal bagagliaio della sua macchina – delle sculture in ceramica bianca: un salto di qualità, improvviso ma coerente. C’è stata, immediata, la consapevolezza di avere trovato una strada giusta. E insieme la scoperta dei forni, dei passaggi delle cotture, del mondo di Curti. E la sfida dei colori, che, travolgendosi a temperature così alte, conducono a inattese inversioni sentimentali. Chi l’avrebbe detto che queste bocce blu sarebbero diventate, alla fine del trattamento, tanto orientali? Come gli elefanti cinesi in ceramica delle mostre missionarie o del Vittoriale degli Italiani o di casa mia… Da qui la volontà di domare quelle terre matte e sdrucciolose, la tentazione di affidarsi a chi sa cuocere: i pezzi rossi sono impeccabili; i rischi della monocottura, dove la fretta non paga, si vedono invece nelle sculture nere, cariate come le grotte dei Marabar. Piccoli paesaggi, no? […]

 

[…] In 2005 Matteo Negri worked a lot with clay around the spherical shapes that were originally  bombs and submarine mines. He showed them intact and broken, alone and together, on the floor or flying, with light inside or out, either on mundane ground or upon some red clouds and also on lovely Ghidoli’s orange sponge. This work is not a research of pure volumes or absolute actions, rather a persistance of the artist’s presece in the working process.­­ At one point, in autumn, some white clay sculptures have risen. Matteo Negri had made an unexpected, but coherent, qualitative leap. The awarness of having found a right path was clear and immediate, together with the discovery of the wide world of Curti’s furnace. It was also evident that the challenge to the colours, so hot temperature burned, led the sculptures to a new sentimental transformation. Who’d have thought that these blue bowls have become so Oriental at the end? The will to dominate the matter led to entrust the artworks to the artisans. Both the impeccable red sculptures and the more imperfect black ones emerged like small landscapes. […]

 

testo di / text by  Giovanni Agosti