Una cosa divertente che non rifarò mai più, 2012

“At the end of the day” resina e ferro laccato / resin and lacquered iron, cm 220 x 70 x 100

“Our day will come” resina e ferro laccato / resin and lacquered iron, cm 220 x 70 x 100

“Cavallo e cavaliere” fusione in bronzo lucido / fusion polished bronze, cm 20 x 100 x 80

“At the end of the day” resina e ferro laccato / resin and lacquered iron, cm 220 x 70 x 100

Viste delle installazioni nella città di Genova / views of installations in Genoa city

“The source code” particolari, resina e ferro laccato / details, resin and lacquered iron cm d 90 x 240

Viste dell’installazione / installation views

Vista dell’installazione / installation view

“Lego Mondrian” ferro cromato  / chromed iron, cm 55 x 55 x 18

“Lego mappa” resina, ferro cromato / resin, chromed iron, cm 126 x 75 x 6

Vista dell’installazione / installation view

“Lego Mappa” resina laccata / “Lego Mappa” lacquered resin, cad. / each cm 75 x 50 x 5

“Ground Zero”, ceramica policromata / polychrome ceramic cm 120 x 100 x 100

 

“Ground Zero”, particolari, ceramica policromata, dimensione variabile / detail, polychrome ceramic, varies dimension

 

 

Una cosa divertente che non rifarò mai più

21 dicembre  2012 – 9 giugno 2013 / 21 December 2012 – 9 June 2013 

ABC-ARTE, Genova / Genoa

 

Il titolo della mostra cita il saggio di un reportage corrosivo di David Foster Wallace sulla tipologia dell’americano medio in vacanza ai Caraibi. Il gioco danese LEGO, con i suoi mattoncini ad incastro, diventa l’elemento modulare minimo da cui muove la ricerca di spazio, forme, relazioni cromatiche, interazioni con ambienti interni ed esterni. La scelta, quasi un archetipo trasversale per le generazioni, dalla forte valenza comunicativa ed emozionale, si radica nell’assonanza palese tra il marchio LEGO e l’Ego, come struttura psichica deputata al rapporto con la realtà e allo scambio con l’altro. Il LEGO funziona quindi come metafora del costruire, come icona del gioco e della creazione. Le sue scelte estetiche assumono come espliciti riferimenti iconografici gli artisti Piet Mondrian e Alighiero Boetti, per poi passare all’opera chiave che, sovvertendo scala e formato della sequenza di nucleotidi, trasforma il DNA in un’icona perentoria e, allo stesso tempo, volatile di rigenerazione. Nel salone centrale, uno spot di luce punta decisamente sulla struttura bianca e fantasmatica di un doppio elicoide (The source code), ideato appositamente per ABC ARTE, e che si impone occupando estensivamente lo spazio circostante. Dalla sommità dell’installazione sgorgava inoltre una nuvola di palloncini bianchi, in una sorta di spartito o autoritratto descrittivo del processo di generazione cellulare del codice genetico. Come omaggio alla vocazione marinara di Genova è stato concepito l’imponente nodo LEGO, realizzato nei colori della bandiera cittadina con la croce di San Giorgio. E’ stata ritmata invece da superfici metalliche, variamente modellate, la sala che accoglieva quattro esemplari de L’Ego Mondrian, composizione multicolore su fondo di ferro cromato e laccato, in dialogo con L’Ego Mappa, dedicata all’artista scomparso Alighiero Boetti. Allo stesso artista rinviavano il mappamondo intitolato L’Ego Globe e le dieci mappe planetarie, cromaticamente diversificate, su base LEGO bianca, dell’ultima sala: visione del mondo a colori, oscillante fra il sogno infantile e la commedia della geopolitica globale.La mostra, con opere site-specific, è stata introdotta da un parallelo percorso urbano genovese, en plein air, ed è estesa al tessuto metropolitano attraverso installazioni pubbliche, come già a Parigi, Londra e Hong Kong.

 

The title of the exhibition A supposedly fun thing I’ll never do again quotes the corrosive reportage by David Foster Wallace about a week he spent on an extra-luxury cruise ship, describing the typology of the average American man’s holydays in the Caribbean. The Danish game LEGO, universally recognized by its own small bricks, becomes the modular – minimal element of his work, from which the hazards of his research move into space, shapes, chromatic relations, interactions with internal and external environments. There is a linguistic assonance, on a phonetical – scriptural level, between the LEGO brand and L’Ego (the Ego) as a psychic structure based on the relationship with reality and the other from himself. As it happens with the playful and constructive components of LEGO, they can change sign in the project of the artist. His explicit references are the abstract harmonies by Piet Mondrian and the cartographic maps by Alighiero e Boetti. Going on in the Exhibition Una cosa divertente ch non rifarò mai più the visitor will find himself in a dark room, illuminated by a blinding spot-light pointing over a structure, white as a ghost and iper-dimensioned, reproducing the double-helix of the genetic code in varnished iron and resin (The source code, 2012, h. 240 x d. 90 cm). On the ceiling, a moving cloud of white balloons, partially covered with fluorescent paint, transcribes, in a kind of score which reminds the self-portrait of the artist, the process of the cellular generation of the living organism. Having in mind the art of sailing knots – looped, rolled, shortened, stopped, sheeted, jointed, the cappuccino and English knots – the artist made one with the colors of the flag of Genoa and named it Genoa Knot (135x135x20 cm). A very bright room hosts on its walls four different exemplars of the L’Ego Mondrian relief, a gold bar composition on a chromed and varnished iron base standing in front of L’Ego Mappa in which the five continents are coloured in an empathetic way (America is red, Europe yellow, Asia green, Africa blue, Oceania white). This work is dedicated to the dead artist Alighiero e Boetti, one of Matteo Negri’s most im- portant references in the history of art. The same for the world glo- be, entitled L’Ego Globe, and for the varnished resin ten maps of the continents, in various colors on a white LEGO background, shown in the last room.